Expert Contributor:
Peter Gibbon, Riccardo Tamburini
Per chi è al di fuori del mondo della caccia, un cannocchiale da puntamento può sembrare sempre un cannocchiale da puntamento, una battuta di caccia sempre una battuta di caccia, e l’obiettivo è sempre lo stesso: catturare una preda. Ma i cacciatori esperti sanno che non è così: c’è un’enorme differenza tra la caccia alla selvaggina da pelo e la caccia alla selvaggina da piuma, non solo perché si tratta di animali ben diversi, ma anche per quel che riguarda i dispositivi, l’atteggiamento e le tattiche che ogni battuta di caccia esige.
Abbiamo discusso con due cacciatori esperti, il britannico Peter Gibbon e l‘italiano Riccardo Tamburini, di come affrontino le difficoltà specifiche di questi tipi di caccia. Tra la tradizionale caccia agli uccelli nelle zone di montagna e la caccia alla selvaggina da pelo basata su strumenti altamente tecnologici, una cosa rimane costante: un profondo rispetto per la natura e uno stimolo continuo all’adattamento.
Per Peter la caccia alla selvaggina da piuma e a quella da pelo implicano due filosofie di caccia molto diverse.
“Quando vado a caccia di uccelli – solitamente fagiani o pernici – è una battuta di caccia decisamente tradizionale. Il focus è sull’ambiente e il comportamento, e tendenzialmente lascio a casa i dispositivi più moderni. Per la selvaggina da pelo, soprattutto per seguire i cervi, è completamente diverso. In questo caso mi affido molto alla tecnologia: visori termici, telemetri e ottiche molto potenti svolgono un ruolo essenziale”.
Riccardo conferma questa distinzione, ma sottolinea anche un fattore stagionale che pochi considerano:
“In inverno gli uccelli sono più isolati termicamente rispetto ai mammiferi, dunque è più difficile rilevarne la presenza con uno strumento termico. Inoltre sono più piccoli, e quindi ho bisogno del miglior strumento possibile, perché probabilmente avrò bisogno di aumentare l’ingrandimento base senza compromettere la qualità dell’immagine”.
Entrambi i cacciatori chiariscono un punto: l‘equipaggiamento non è una questione di avere il meglio a disposizione, bensì di strategia. E quando l’obiettivo cambia, anche gli strumenti devono cambiare.
Chiedete a qualunque cacciatore, e vi risponderà che una battuta di caccia comincia molto prima di mettersi in spalla il fucile. Inizia nella tua testa.
“Seguire o aspettare un cervo richiede molta pazienza e autocontrollo; tutto deve rallentare, bisogna muoversi con circospezione e a volte restare seduti immobili per molto tempo, in attesa di un’opportunità che durerà poco tempo”, afferma Peter. “Sparare agli uccelli, soprattutto quando si è in movimento nella zona di caccia, richiede decisioni istantanee. Un uccello che esce all’improvviso dalla vegetazione non ti dà il tempo di pensare; è solo istinto, reazione e fiducia nella tua precisione”.
“Mentalmente mi preparo per i cervi rallentando ed entrando in uno stato mentale di silenzio e concentrazione, mentre con gli uccelli devo essere pronto e reattivo, contando sull’abitudine al movimento di tiro e sulla consapevolezza della situazione”, riassume Peter.
Peter Gibbon
Riccardo aggiunge:
“Dico sempre che è la pazienza che fa centro, non la tua abilità come tiratore. Non importa se sei a caccia di uccelli o mammiferi, la pazienza è ciò che ti consente di ottenere il miglior risultato. Poi un mammifero in corsa o un uccello in volo richiedono una buona abilità come per un fotografo: l’esperienza conta molto”.
In entrambi i tipi di caccia, il successo dipende meno dal premere il grilletto che dal sapere quando non farlo.
Prima di sparare un singolo colpo, ogni buona battuta di caccia inizia in un modo: con l’osservazione. Che si seguano delle tracce su sentieri fangosi o si guardi il naso di un cane che fiuta il vento, trovare una preda è un processo che inizia molto prima di intravederla. Ma a seconda di ciò che intendete cacciare – selvaggina da pelo o da piuma – il modo di osservare e quel che si cerca può essere radicalmente differente.
“Riguardo alla selvaggina da pelo, soprattutto il cervo, l’osservazione spesso è continua durante la battuta di caccia. Utilizzo dispositivi termici, fototrappole e mappature digitali per leggere segni, tracciare movimenti e pianificare il mio percorso”, spiega Peter. “La caccia agli uccelli è più tradizionale, ci si affida più all’abilità individuale e all’olfatto del cane che agli strumenti. Conoscere i luoghi, dove si nascondono gli uccelli, le direzioni di volo e come si comportano nelle varie condizioni meteorologiche è decisivo. È principalmente una questione di valutare il territorio e fidarsi dell’istinto del tuo cane”.
Riccardo concorda, soprattutto in merito alla chiarezza dei segni:
“È molto più facile comprendere se un mammifero vive in una certa zona: i segni e le tracce sono più evidenti. È possibile anche studiare piante e alberi, vedendo se un cervo o un capriolo se ne sia cibato. Quando invece voglio scoprire se nell’area si trova un certo tipo di uccello, cerco solamente di trovare i suoi escrementi”.
Alla fine, a prescindere dall’animale, un’osservazione efficace dipende dall’attenzione ai dettagli e dal saper interpretare quel che la natura sta cercando di comunicarci.
Riccardo Tamburini
Riccardo Tamburini ha un approccio più misurato all’uso della tecnologia sul campo. Per lui l’equipaggiamento è uno strumento da usare nei contesti appropriati.
“Non mi piace utilizzare dispositivi termici durante il giorno per avvistare cervi o caprioli, perché è troppo semplice. Ma la tecnologia è d’aiuto nella caccia in montagna: un visore per le grandi distanze, un telemetro e un monocolo fanno la differenza”.
Vede chiaramente un ruolo per la tecnologia quando il contesto lo richiede, come in occasione di attività notturne di disinfestazione.
“Sicuramente per la caccia ai mammiferi: sono coinvolto in attività di disinfestazione per ridurre il numero di cinghiali, che si tengono di notte per motivi di sicurezza, e non è possibile svolgerle con normali monocoli o binocoli”.
Riccardo Tamburini ha un approccio più misurato all’uso della tecnologia sul campo. Per lui l’equipaggiamento è uno strumento da usare nei contesti appropriati.
“Non mi piace utilizzare dispositivi termici durante il giorno per avvistare cervi o caprioli, perché è troppo semplice. Ma la tecnologia è d’aiuto nella caccia in montagna: un visore per le grandi distanze, un telemetro e un monocolo fanno la differenza”.
Vede chiaramente un ruolo per la tecnologia quando il contesto lo richiede, come in occasione di attività notturne di disinfestazione.
“Sicuramente per la caccia ai mammiferi: sono coinvolto in attività di disinfestazione per ridurre il numero di cinghiali, che si tengono di notte per motivi di sicurezza, e non è possibile svolgerle con normali monocoli o binocoli”.
Ogni battuta di caccia mette alla prova diversi sensi, e sia Peter che Riccardo sostengono che sia la caccia alla selvaggina da pelo che da piuma non solo rappresentano una sfida alle tue abilità, ma forniscono degli insegnamenti.
“La caccia alla selvaggina da pelo ti insegna la pazienza, a non renderti visibile e a leggere i piccoli segni presenti nell’ambiente. Impari a muoverti silenziosamente, come gli animali usano il terreno e il vento, e come avvicinarti senza essere visto”, afferma Peter. “La caccia alla selvaggina da piuma, soprattutto quando sei in movimento verso la preda, è una questione di tempismo e fiducia. Ti insegna a reagire rapidamente e a fidarti del tuo cane”.
Peter Gibbon
Riccardo lo spiega così:
“In generale la caccia alla selvaggina da pelo mi ha aiutato a essere molto più paziente e a osservare meglio, e più in dettaglio, quello che l’ambiente comunica. Ho iniziato con la caccia agli uccelli, che era quella maggiormente praticata in Italia in passato, ed essa mi ha fatto capire che gli animali e gli uccelli seguono una routine, e un cacciatore può sfruttare questo per catturarli”.
Per quanto diversi questi tipi di caccia possano sembrare, entrambi richiedono attenzione, adattamento e uno stretto rapporto con la natura. Ed è questo che fa di ogni battuta di caccia – che si tratti di selvaggina da pelo o da piuma – molto di più che premere un grilletto.