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Riccardo Tamburini, Dimitri Hullebroek
Nessuna battuta di caccia è uguale alle altre. In anni di attività sul campo si ottengono grandi successi così come si vivono grandi delusioni. Ma comunque ogni battuta di caccia fornisce lezioni di grande importanza: un test di pazienza, disciplina e adattabilità che il campo richiede a ogni cacciatore.
Due Ambassador Pulsar – l’italiano Riccardo Tamburini e il belga Dimitri Hullebroek – conoscono bene queste sfide. Con un ottimismo stimolante, raccontano i successi ottenuti e gli errori commessi nelle loro battute di caccia, che certamente risuoneranno familiari a coloro che ne condividono l’attività sul campo.
Ripensando alle loro esperienze di caccia, i due cacciatori citano animali ben diversi come quelli che richiedono le maggiori conoscenze e abilità. Per Riccardo la massima sfida è costituita dal cinghiale, un animale intelligente per cui è necessario molto tempo per averne la meglio con l’astuzia, soprattutto con i maschi anziani. “Il grande animale con le zanne – il cinghiale con molte ‘primavere’ sulle spalle, come diciamo in Italia – è come un fantasma. Preferisce vivere da solo o con un altro grosso maschio chiamato ‘scudiero’, che viene spesso sacrificato in situazioni rischiose. È molto attento, ha un olfatto incredibile e riesce a capire se ci sia qualcosa di diverso nel ‘solito’ ambiente, nonostante la vista scarsa”, spiega.
Riccardo aggiunge anche che la cosiddetta caccia al fantasma è cambiata notevolmente con l’utilizzo delle stazioni di alimentazione, introdotte dalle autorità per gestire le esplosioni di popolazione dei cinghiali. “Il punto debole dei cinghiali è il cibo. Se allestisci bene una stazione di alimentazione nel posto giusto, sei a metà dell’opera, perché l’animale prenderà familiarità e verrà ogni giorno, spesso sempre alla stessa ora”.
Riccardo ricorda come andare a caccia di un cinghiale di notte, in prossimità di una stazione di alimentazione, dove l’animale si sente più sicuro e a suo agio, fosse solitamente l’esperienza più frustrante. Anche con un dispositivo di visione notturna di prima generazione (tecnologia a tubo catodico), il risultato era sempre incerto. “L’astuto maschio anziano svaniva dopo che accendevo l’illuminatore, prima che potessi premere il grilletto. È estremamente frustrante: ore e giorni trascorsi sperando di avere un’opportunità possono essere rapidamente vanificati da un avversario intelligente”.
Riccardo Tamburini
Dimitri cita invece il daino come l’animale più difficile da avvicinare, dato che tende a vivere in branco. Spiega che “stare in un branco fa sì che sia difficile avvicinarsi a sufficienza per prendere un buon tiro, e rimanendo in grossi gruppi è problematico riuscire a isolarne uno. Non vuoi mai sparare a un animale e finire col ferire quelli attorno ad esso”.
La caccia è raramente un processo lineare. Prima di prendere il tiro perfetto vi sono molti passi da seguire, tra i quali la lettura del territorio, l’osservazione dei comportamenti e trovare un approccio adeguato.
Sulla base di un’esperienza pluriennale, Riccardo consiglia un approccio proattivo nella caccia al cinghiale: preparare un posto dove essi vengano verso di te. Ma questa non è una cosa veloce, ma deve anzi essere fatta gradualmente, mesi prima della battuta di caccia. “Devi lavorare lentamente per non allarmare il cinghiale causandone la fuga. I cambiamenti rapidi sono l’errore peggiore che si possa commettere”. Raccomanda innanzitutto di esplorare in dettaglio l’area circostante, cercando segni e percorsi degli animali, tenendo in considerazione che la presenza di acqua vicino al punto prescelto è un fattore positivo. La stazione di alimentazione deve essere allestita in un posto tranquillo, coperto e sicuro per gli animali. Inoltre bisogna considerare copertura e ostacoli naturali, che possono condizionare il tiro rendendo impossibile trovare una linea di tiro chiara e sicura.
L’abilità di adattarsi alle regole della fauna selvatica è fondamentale per avere successo come cacciatore. Come spiega Dimitri, non si può modificare o cancellare gli ostacoli sul terreno, ma si può imparare come superarli. “Le cose a cui puoi sempre fare ricorso sono la conoscenza del territorio, essere sempre prudente e pensare bene quando si prende un tiro. Ci sarà sempre un’altra battuta di caccia, ma non puoi mai tornare indietro dopo aver fatto una cosa sbagliata”.
Dimitri Hullebroek
Oltre alla difficoltà nel seguire bersagli in costante movimento e intelligenti, condizioni meteorologiche imprevedibili rappresentano un altro ostacolo che può essere superato con la pazienza e la tecnologia adatta. A parere di Dimitri, la nebbia che ricopre il terreno al mattino determina la massima incertezza, e ritiene l’uso della tecnologia termica il motivo di molti suoi successi nelle battute di caccia. “Devi disporre di immagini molto chiare per identificare gli animali ed esplorare le aree circostanti, in modo da poter prendere un tiro sicuro”.
Riccardo concorda, notando come per lui un cannocchiale da puntamento termico – come Thermion di prima generazione – abbia rappresentato la tessera finale del puzzle. Avanza inoltre un’importante considerazione, sostenendo che ottiche termiche di alta qualità svolgono il 50% del lavoro, mentre il restante 50% è sempre legato alle abilità del cacciatore. Per usare le sue parole, è la pazienza che fa centro, non il fucile.
“La gente crede che il semplice fatto di avere un cannocchiale termico garantisca un tiro facile con qualunque animale. Spesso pensano che non sia etico ridurre la sfida a un semplice strumento utile solo per gli incapaci, screditando le abilità sviluppate in anni di sacrifici. Non sono d’accordo: se non tieni in considerazione tutti i passi necessari per attirare uno specifico animale non otterrai alcun risultato. Avrai solo la possibilità di catturare un qualsiasi cinghiale, uno fra i tanti”.
Riccardo Tamburini
In realtà anche i cacciatori più esperti non si aspettano di avere successo tutti i giorni nelle loro battute di caccia. Riccardo offre un esempio recente: “Pochi giorni fa ho trascorso dieci ore in una postazione nel bosco, in attesa di un preciso animale, dalle 7:30 alle 17:30. La temperatura è scesa da 2°C ad alcuni gradi sottozero (non voglio nemmeno sapere quanti fossero); completamente immobile, come un pesce morto. Avevo con me il mio fidato Thermion 2 LRF XL60, ma non è successo nulla e non ho ottenuto il risultato desiderato”.
Ammette che vi sono elementi esterni che non si possono controllare, ma la pazienza è gestibile. Se fosse stato abbastanza forte da resistere al freddo di quel giorno, magari alla fine avrebbe catturato il cinghiale a cui puntava.
Entrambi i cacciatori sono d’accordo sul fatto che l’intero processo della caccia è importante quanto il risultato. Avere presente la responsabilità e l’etica durante il processo decisionale, adattandosi alle condizioni difficili con serenità e una mente aperta, è una delle maggiori capacità per un cacciatore. Concludiamo con le parole di Dimitri: “Essere consapevoli del tuo privilegio di cogliere quel che la natura ci offre e godersi tutte le battute di caccia, anche se queste si limitano all’osservazione senza sparare un colpo. Domani è un altro giorno e un’altra opportunità…”.