Expert Contributor:
Vito Cortese, Graeme Donald
L’evoluzione della caccia, dagli inizi con le antiche tradizioni e continuando a mantenere la sua rilevanza in quest’epoca contrassegnata dalla moderna tecnologia, è sia affascinante che controversa. Sin dall’inizio gli esseri umani hanno costantemente cercato di avere qualche vantaggio quando si trovavano nella natura selvaggia, ma gli obiettivi della caccia si sono modificati sensibilmente, passando dalla necessità della sopravvivenza a un’attività regolamentata con un focus sulla salvaguardia della natura.
In questo articolo due nostri Ambassador di lungo corso, il siciliano Vito Cortese e il sudafricano Graeme Donald, ci parlano della loro scoperta sia della caccia che dei vantaggi offerti dalla visione termica. Con anni di esperienza sul campo, entrambi sono testimoni di un cambiamento drastico nella loro carriera di cacciatori che vale la pena raccontare.
Sia per Vito che per Graeme la passione per la caccia è sbocciata quando erano ancora bambini, ma la scoperta dei dispositivi termici è avvenuta molto più tardi. Come spiega Graeme, “dall’età di 16 anni la caccia in notturna è stata una priorità per me. Ero affascinato dal fatto che puoi essere più scaltro di un predatore notturno utilizzando certi metodi di richiamo”. Fino a poco oltre i vent’anni, nelle battute di caccia notturne nel suo zaino c’erano soltanto “una torcia con un regolatore di potenza e un buon visore in vetro”.
In quanto a Vito, il passaggio dai metodi di caccia tradizionali alle ottiche termiche non è avvenuto più rapidamente, dato che, parole sue, “la Sicilia è sempre stata sinonimo di tradizioni antiche, di timore e rifiuto delle nuove tecnologie”.
Dopo che le prime ottiche di visione notturna sono divenute disponibili, l’interesse verso le loro potenzialità era messo in ombra dalle controversie e dalla percezione di essere ‘sleali’. Ma l’interesse era più che sufficiente per i giovani Vito e Graeme per provare questi nuovi dispositivi. Graeme ricorda che, quando aveva poco più di 20 anni, è stato probabilmente la prima persona del suo gruppo a testare un visore notturno da poco disponibile sul mercato, dopo che la sua determinazione lo aveva spinto a seguirne l’anteprima per diverso tempo e a iscriversi alla lista d’attesa. Quando poi ha avuto il suo primo strumento termico all’età di 27 anni, gli è sembrato di avere vinto alla lotteria. “La mia percentuale di successo nelle battute di caccia agli animali nocivi è passata da 60% a 95%. Che differenza!”, afferma Graeme.
Per Vito la prima battuta di caccia con un dispositivo termico è sembrata uno dei suoi “videogiochi, dove in certe situazioni l’uso della tecnologia termica è stato cruciale per vincere una battaglia. Senza imaging termico, puoi solo fare affidamento sui tuoi sensi per superare le varie insidie che ti trovi di fronte sul campo”, mentre con esso “è come avere un sesto senso; anche tu diventi un animale notturno che vede nella notte”.
Vito Cortese
Prima che la visione termica fosse disponibile – oltre che vista esclusivamente come uno strumento ad uso militare – la fine della giornata significava per molti la fine della battuta di caccia. Graeme afferma che in Sudafrica il tramonto portava con sé la paura, anche per i cacciatori più esperti. Con la fauna locale che iniziava a muoversi e a cercare cibo dopo le quattro del pomeriggio, spiega che c’erano a disposizione due o tre ore con le possibilità più alte di catturare un animale, e normalmente si sparava il colpo 30 minuti prima dell’oscurità. “La chiamiamo ‘l’ora del ferimento’, e succede tutto molto velocemente. Anche se l’animale viene colpito nel modo appropriato, le possibilità di perderlo nelle vegetazione fitta o per la luce scarsa sono molto elevate”.
Il vantaggio fornito dalla visione termica elimina la paura, sostituendola con la fiducia e la certezza. Come spiega Graeme, “Il solo fatto di poter vedere dove sia fuggito l’animale dopo il tiro fornisce a noi, cacciatori professionisti, la fiducia per andare a caccia in condizioni di scarsità di luce”. Dal momento dell’arrivo dei dispositivi termici Pulsar, “il momento del giorno in cui andare a caccia non è più nemmeno una cosa da valutare. Andare a caccia di animali nocivi con l’oscurità è una realtà, e la caccia in notturna ai potamocheri in Sudafrica rappresenta ora la normalità”.
Graeme Donald
Per Vito la tecnologia termica ha migliorato il suo studio dei cinghiali, aumentando considerevolmente le sue possibilità di catturarli. “Poter catturare da solo un grosso cinghiale mi consente di andare a caccia più tranquillamente con i miei cani, evitando il rischio di incidenti per loro durante la caccia”.
Entrambi concordano che imparare a usare gli strumenti termici al massimo del loro potenziale richiede tempo e pazienza. Più si fa pratica testando le varie funzioni e utilizzandole a proprio vantaggio, migliore è il risultato che ci si può aspettare sul campo. “È come qualsiasi cosa nuova, più la usi e meglio sei in grado di usarla, e alla fine è come andare in bicicletta”, sostiene Graeme.
Le ottiche termiche Pulsar sono state create in stretta collaborazione con dei veri cacciatori, e così non sono solamente robuste, ma anche dall’uso semplice e intuitivo. “Si può calibrare un dispositivo e quindi usarlo autonomamente dal suo secondo utilizzo sul campo”, afferma Vito. Graeme è d’accordo, e aggiunge che “dopo aver trascorso qualche ora facendo pratica con il dispositivo, diventa qualcosa di naturale. Come si dice, la pratica rende perfetti”.
In un ambiente di tradizioni radicate, l’accettazione e l’utilizzo di strumenti moderni può essere problematico e sembrare innaturale, dunque non è sorprendente che vi siano tutt’ora dei pregiudizi relativamente ai dispositivi termici. Come spiega Vito, “la visione termica non significa necessariamente ‘uccidere’, bensì anche controllo e studio della fauna selvatica. L’imaging termico aiuta a identificare meglio la selvaggina, riduce il rischio di errori di tiro e migliora il processo di selezione; questo mantiene l’equilibrio della fauna selvatica e protegge la dignità degli animali”.
Anche se mantenere un giusto equilibrio tra vere tradizioni di caccia e strumenti innovativi può sembrare impossibile, la chiave si trova negli obiettivi essenziali di caccia. Nel momento in cui ha luogo un mutamento storico della caccia in direzione di un maggior controllo degli animali con metodi umanistici, la visione termica diviene una necessità, e non un imbroglio. Graeme suggerisce che “l’etica della caccia e un inseguimento leale della preda dovrebbero prevalere, e gli strumenti supplementari di cui disponiamo come cacciatori dovrebbero essere usati per assicurarsi che non vi sia una sofferenza inutile quando si tratta di cacciare un animale”.
Vito concorda che l’etica e la responsabilità dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella caccia: “Credo che le tecnologie moderne – come l’imaging termico – siano strumenti utili quando utilizzati responsabilmente. Non sostituiscono l’esperienza sul campo, la conoscenza del territorio e il rispetto per le regole che caratterizzano la caccia tradizionale, ma possono integrarla per renderla più etica e sicura”, sostiene, per poi aggiungere che “per me il cuore della caccia resta lo stesso: il legame con la natura, la tradizione e la comunità. Le tecnologie moderne sono un supporto, e non una scorciatoia”.
Vito Cortese
La visione termica non ha soltanto cambiato il momento in cui i cacciatori escono per andare a caccia; essa ha migliorato sostanzialmente il modo di andare a caccia. Integrando la tecnologia moderna con un impegno risoluto nei confronti dell’etica e della tutela della natura, i cacciatori odierni garantiscono che la loro antica pratica rimanga rilevante, responsabile e in continua evoluzione.